martedì 2 dicembre 2008

7 giovani leoni

(da leggersi con voce "documentario Luce anni 30)
Nella giornata di ieri sera, 1° dicembre, anno I dell'era piazzagrandista, un pugno di uomini arditi, indomabili, e con le maglie finalmente della misura giusta, si è presentato sul campo ingiustamente chiamato "Junior", tra le epiche colline di Rastignano, accompagnato da raffiche di vento, tuoni, fulmini, e dalla patria tutta.
Di fronte, una squadra arcigna ed elegante, dalle divise cupe, dal nome impronunciabile, soverchiante nel numero e con dirigente accompagnatore plutocrate e incravattato.
La compagine piazzagrandista, a dispetto del clima, del portiere improvvisato, del pallone dimenticato, dell'assenza del suo comandante in capo, non si perde d'animo, e ripassa gli schemi tattici e i movimenti di truppe ordinati dal mister Conte, e oramai mandati a memoria dai suoi uomini fedeli.
Si schiera dunque in campo con il consueto albero di natale, che vede Centamore tra i pali, Pupolizio-Gargiullo-Colangelo a formare il pacchetto arretrato, Cinalli-Recchi in mediana, e Fiorentino libero di svolazzare per tutto il fronte d'attacco.
Si parte e i nostri tengono le linee, preparano le bombarde, ma non trovano mai il varco giusto.
I perfidi albionici avversari invece sì, e dopo uno spettacolare palo su punizione, con un'altra, perfida punizione, deviata da un perfido colpo d'anca, trovano l'immeritato (e perfido) vantaggio, tra le proteste dei nostri eroi, e in particolare del bastione dell'area piccola Gargiullo, che invoca, inascoltato, un tocco di mano.
Inizia a piovere, e finisce il primo tempo. I nostri indomiti risolvono qualche problema di comunicazione tra i reparti, e tornano in campo decisi a vendere cara la pelle. Ma la fortuna non gli sorride: gli albionici impronunciabili plutocrati trovano un insperato raddoppio con un tiro da fuori che si infila in rete nell'angolino alla resistibile velocità di 15 km/h, nonostante il plastico volo dell'eroico portiere, mentre i nostri bombardieri vengono inopinatamente fermati da qualche perfido legno di troppo.
Ma l'ora della riscossa non si fa attendere: sotto di due gol, intirizziti dal freddo e dalla pioggia, ma decisi a non cedere al ricatto delle plutocrazie borghesi, i nostri iniziano a raddrizzare l'incontro con un diagonale del solito, implacabile Fiorentino.
Con un solo gol di svantaggio, i nostri iniziano a fiutare l'odore dell'impresa: a dieci minuti dalla fine, ancora Fiorentino punisce il portiere avversario con un rasoterra nell'angolino. I perfidi albionici si innervosiscono, iniziano a strepitare, cercano di buttarla in rissa, ma tra i nostri indomiti e indomabili regna oramai una calma sovrana, frutto della consapevolezza dei propri mezzi, e della volontà di non accontentarsi del pareggio; e infatti, pochi minuti dopo Fiorentino lancia Recchi, che infila lo sventurato portiere in uscita con una letale palombella.
L'eroica compagine a quel punto diventa un muro invalicabile per gli avversari, e a nulla valgono le loro finte, i dribblingsss, nonché gli strepiti dell'incravattato accompagnatore: il triplice fischio finale segna il definitivo trionfo dei sette indomiti leoni, che hanno consegnato alla patria piazzagrandista l'ennesima impresa da scolpire nel marmo ecc ecc ecc (piazza grande - al comecaz s chiam 3-2).

2 commenti:

tancredi ha detto...

bella carosio!
il motto che sia "imbattuti fino a natale!"

Amministratore ha detto...

ostia che lusso, addirittura due cronache in stile letterario differente...